Ostia, il cinema perde Umberto Lenzi, “papà” di Tomas Miliam ammirato da Quentin Tarantino

Il regista si è spento all’età di 86 anni. Umberto Lenzi ha dato vita a Er Monnezza e scoperto l’ispettore Maurizio Merli

Umberto Lenzi, inventore dei poliziotteschi e “papà” artistico di Tomas Milian e Maurizio Merli, è morto nella sua casa di Ostia dove si era trasferito a vivere da una decina di anni. Il regista, sceneggiatore e scrittore, nato a Massa Marittima nel 1931, aveva 86 anni. Era vedovo della moglie Olga da un paio anni e lascia una figlia.

E’ un annus horribilis il 2017 per la storia del genere poliziottesco: il 23 marzo, infatti, è venuto a mancare Tomas Milian, Tomás Quintin Rodriguez, in arte l’ispettore Nico Giraldi e il ladruncolo Er Monnezza, che era una “creatura” proprio di Umberto Lenzi, deceduto oggi all’età di 86 anni. Lenzi, che ho conosciuto in occasione della presentazione del mio volume “Ostia set naturale” ed era uno degli ospiti d’onore della serata di presentazione del 5 agosto 2014, è stato uno tra i più grandi esponenti del poliziottesco all’italiana, Lenzi ha diretto nel corso della carriera 65 film (per cinema e tv). Dopo un primo decennio dall’esordio del 1956, in cui si dedica a film avventurosi, cappa e spada, di matrice salgariana, peplum e fanta-spionistici, dal 1969 (con “Orgasmo”) dà il via alla lunga produzione di gialli-sexy, sottogenere che deve la sua paternità proprio allo stesso Lenzi. Seguiranno, tra gli altri, “Così dolce… così perversa” e “Paranoia”, tutti interpretati da Carroll Baker.

5 agosto 2014: Umberto Lenzi in prima fila alla presentazione di Ostia set naturale. Al suo fianco un altro grande regista, Enzo G. Castellari
Il regista Umberto Lenzi in un’immagine degli anni di maggior successo

Negli anni ’70 la svolta: alternando thriller e poliziotteschi, Umberto Lenzi firma alcuni tra i film più apprezzati dai cultori del genere. Nel film “Spasmo” (1974), forse il suo capolavoro, la colonna sonora è orchestrata da Ennio Morricone, compositore già affermato per il sodalizio con Sergio Leone e Bernardo Bertolucci. Talento irrequieto – ha sempre detto di sentirsi anarchico nell’anima e nelle scelte – frequenta il genere cannibalistico in coppia con Ruggero Deodato, l’avventura bellica, il poliziottesco che ne farà uno degli idoli di Quentin Tarantino e il pigmalione di due star del genere: Maurizio Merli, di cui farà la fortuna, e Tomas Milian, una sua scoperta con cui lavorerà sette volte fino a un traumatico scontro. Sono gli anni ’70 di “Milano odia: la polizia non può sparare” (1974), “Roma a mano armata” e “Napoli violenta” (1976) fino a “Il trucido e lo sbirro” in cui, insieme all’attore, inventa il personaggio di Monnezza, sempre nel 1976. Nel decennio successivo la sua fortuna declina ma Lenzi continua a lavorare incessantemente, spinto dal desiderio di avventura e dal piacere del cinema d’intrattenimento, firmando anche due tv-movie per Canale 5 sulle “case indemoniate”.

Lenzi ha diretto alcuni dei più grandi attori della sua generazione da Henry Fonda a Carrol Baker, da John Huston a George Peppard e le italiane Tina Lattanzi, Rossella Falk, Anna Proclemer, ha vissuto da gran signore (onnipresente il foulard al collo) e da mestierante ha saputo incarnare un cinema italiano in cui l’arte dell’arrangiarsi permetteva di affrontare ogni sfida uscendone ogni volta da vincitore. Chi lo conosceva bene lo considerava una persona spigolosa, un toscanaccio, perfezionista, esigente e pronto a infuriarsi sul set e fuori.

Umberto Lenzi tra Joe Danti e Quentin Tarantino

Lenzi probabilmente era più conosciuto all’estero che in Italia: i suoi film sono diventati cult con il passare del tempo ed il regista conta schiere di affezionatissimi fans. Da tempo viveva in una casa di riposo a Ostia e i romanzi erano diventati la sua passione ed il suo orgoglio dopo il ritiro dal cinema all’inizio degli anni ’90. Ma il demone della celluloide invadeva i suoi ricordi e infatti tutti i suoi migliori “gialli” hanno per sfondo il cinema al tempo del fascismo con storie criminali che si intrecciano a titoli celebri, da “I miserabili” a “Cuore”, da “Harlem” alla stessa Cinecittà che è protagonista della sua prima prova del 2008 in cui i teatri di posa romani si alternano con la Toscana Pisorno. In tutto 10 avventure con cui aveva ritrovato entusiasmo e onori, mentre in parallelo scriveva di cinema sulla rivista “Nocturno”.

Umberto Lenzi e, a destra, Maurizio Merli: set di “Napoli violenta” (1976)

La nascita de celebre personaggio romano di Er Monnezza si deve anche allo sceneggiatore Dardano Sacchetti che così saluta Umberto Lenzi sul suo profilo lo sceneggiatore: Ciao Umberto, insieme abbiamo fatto diversi film, ci siamo frequentati, divertiti, litigati. Sotto il tuo attico, vicino ad un albero, mia figlia cominciò a parlare, aveva nove mesi e disse “alpeto” mentre tu ed io scarrozzavamo follemente per Roma a mano armata, snodo di un genere che cambiò pelle. Abbiamo anche tentato ridicole commedie sociali e fantasy improbabili, abbiamo, tra i tanti peccati, fatto parlare gli australopitechi come giovani liceali snob, abbiamo goduto di una manciata di fortuna e notorietà, abbiamo fatto squadra, poi ci siamo persi quando la Milano da bere ci travolgeva con le sue illusioni ma il paese era segnato dalle brutte cicatrici degli anni di piombo. Entrambi abbiamo cercato di resistere e galleggiare, tu ti sei mirabilmente reinventato come scrittore di gialli e ci siamo sfiorati alla libreria dello spettacolo una sera. Con te ho visto il cinema ma soprattutto i set che aprivi volentieri, non spiegavi i tuoi segreti ma li sciorinavi davanti a tutti. Ti piacevano i registi americani di azione, ti piaceva lo stile asciutto di Fuller. Mi ha fatto molto piacere essere stato coinvolto in un tentativo di remake di un tuo film tra i più famosi, ma la cosa non si è quadrata. Cose di due anni fa, andate a farsi fottere nella notte come tutto il nostro cinema più schietto. Ciao Umberto, che la terra ti sia lieve ma non aver fretta come tuo solito adesso hai tempo in abbondanza per sognare tutto quello che vuoi”.

Per coloro che volessero porgere un ultimo saluto a Umberto, sarà allestita la camera ardente alla camera mortuaria dell’ospedale di Ostia “G.B. Grassi”, in via Passeroni, sabato 21 ottobre, dalle ore 11.00 alle ore 12.00.

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